Lo scalone d’onore è frutto degli ingenti lavori di restauro del 1935-1936, volti a trasformare il Castello in museo.

In questa occasione, nel vano antistante la Cappella si realizzò nell’intera altezza dell’edificio questo scalone monumentale a doppia rampa elicoidale in pietra, dopo l’eliminazione della suddivisione tra i piani. Lungo le pareti si svolge una teoria di armi in asta (come alabarde, partigiane e corsesche) dei secoli XVI e XVII, conclusa – all’altezza del pianerottolo dove si riuniscono le due rampe – da una panoplia composta da un pettorale di corazza sormontato da un morione aguzzo, ambedue della metà del XVI secolo, fiancheggiati da armi in asta della fine dello stesso secolo, disposte a raggiera.

Alla sommità della scala si accede alla cosiddetta antisala Caprin, arredata da cassapanche del XVII secolo. Alle pareti, diversi panorami ad acquerello di Trieste nel XIX secolo, tra cui vanno segnalati una Veduta Generale di Trieste dal colle di San Giusto ad acquerello su carta, inquadrata dalla facciata della Cattedrale in forte scorcio a sinistra e dalla mole del Castello a destra, che documenta l’aspetto campestre del colle di San Giusto a metà ’800, e il contemporaneo dipinto ad olio su tela di Christian H. Plattensteiner con una Veduta di Trieste presa dalle colline sovrastanti il rione suburbano di Barcola.