Dal ponte levatoio del Castello è possibile comprendere in un unico colpo d’occhio la cattedrale ed i resti della Basilica civile romana, che occupano la sommità del colle di San Giusto, ed osservare la facciata verso la città della Casa del Capitano, impostata sulla roccia ed aperta da cinque alte finestre chiuse da grate. Superato il ponte levatoio, attraverso il portale aperto tra il 1590 e il 1595, ci si trova nell’ampio vestibolo d’ingresso, voltato a crociera, costruito a metà ’500 assieme al Bastione Lalio.
A sinistra si possono osservare i due originari archi di accesso, mentre l’apertura ad arco acuto sulla destra si apre alla base della quattrocentesca Casa del Capitano. La torre federiciana a “L”, attorniata dal Bastione Rotondo, sovrasta la parte terminale del vestibolo.
Sulle pareti del vestibolo sono state collocate durante i restauri degli anni ’30 del ’900 diverse antiche lapidi, in parte connesse alla storia del Castello ed in parte provenienti da Trieste (dalle antiche case demolite nella zona della Città Vecchia) e dall’Istria.
In fondo al vestibolo, dal 2007, si trovano due grandi automi batti-ore ottocenteschi, noti in città come Michez e Jachez, provenienti dall’orologio del palazzo municipale di Trieste in piazza dell’Unità d’Italia.
Dal vestibolo, attraverso l’atrio alla base della Casa del Capitano, si accede a un vasto spazio scoperto, denominato Cortile delle Milizie probabilmente a seguito dell’utilizzo militare del maniero a partire dalla metà del Settecento.
La sua forma triangolare è il frutto del succedersi dei lavori che hanno portato all’aspetto attuale del Castello. Lungo il muraglione di fondo, voltato ad arcate che sostengono il camminamento di ronda, sono disposte alcune vere di pozzo e lapidi triestine databili tra il XVI e il XIX secolo.
Sul lato destro del Cortile si trova l’ingresso del Lapidario Tergestino, ubicato nei cosiddetti “sotterranei” del Bastione Lalio. Vi sono esposti 130 reperti lapidei pertinenti alla Tergeste romana.
Nello stesso punto si trova anche la Bottega del Vino, il cui ingresso è affiancato da una grande iscrizione, purtroppo molto abrasa, che reca la “pertica” di Trieste – unità di misura lineare –, datata 1707 ed un tempo murata sulla porta cittadina di Riborgo (demolita nel 1784).
Ad essi adiacente è il profondo pozzo-cisterna – dall’ampia vera in pietra arenaria – che dava acqua al Castello, circondato da lapidi sei-settecentesche relative alla Torre del Porto ed al Palazzo di Città, che un tempo si trovavano nella piazza Grande (l’attuale piazza dell’Unità d’Italia).
Lungo il muraglione a sinistra si apre un ampio vano, che ospita quattro dei cinque pezzi di artiglieria in ferro del secolo XVI che, secondo la tradizione, provengono dal distrutto Castello di Moccò in Val Rosandra, uno degli avamposti un tempo a difesa della città.
Si tratta di due colubrine ad avancarica con focone alla culatta, rozzamente incisa a testa di animale con anello, e di due bombarde a retrocarica con il mascolo, cioè la parte mobile di chiusura della culatta, foggiato a testa mostruosa d’uomo con baffi e lungo becco.
Dal si accede ai camminamenti di ronda allo scoperto, che corrono lungo la sommità del perimetro delle mura del Castello.
Lo splendido panorama che si gode da questi spalti consente di abbracciare con lo sguardo tutta la città di Trieste – il cui tessuto urbanistico si è sviluppato nel corso dei secoli sui colli circostanti quello di San Giusto – e testimonia eloquentemente quanto il Castello sia stato edificato in una posizione strategica dominante.