La Sala Caprin

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Ricavata dall’altezza di due piani originari della Casa del Capitano, la Sala Caprin accoglie gli arredi acquistati dal Comune nel 1933 dagli eredi di Giuseppe Caprin (1843-1904), intendendo rendere omaggio all’illustre storico, editore e patriota triestino, la cui casa era stata, nell’Ottocento, un salotto di italianità e cultura. A questo scopo negli anni Trenta vengono eliminate le finestre originali quadrate per aprire i quattro grandi finestroni centinati nell’antico muro affacciato sul Cortile delle Milizie, imitando quelle che davano luce all’ambiente della dimora dove Caprin teneva la sua collezione di oggetti veneziani dei secoli XVI-XVIII: quella che era stata la sua Sala Veneta è diventata qui la Sala Caprin.

Le porte sono incorniciate in legno scolpito e intagliato; quella centrale, con baldacchino su colonne tortili, ricalca il motivo berniniano del Baldacchino di San Pietro; il soffitto a cassettoni inquadra la grande tela con il Trionfo di Venezia di Andrea Celesti (1639-1700). Al centro della sala un tavolone tardorinascimentale ed un gruppo di sedie con schienale a cartelle intagliate. Ai lati eleganti cassapanche nuziali in legno intagliato con dorature (sec. XVI-XVII), due sculture in legno raffiguranti Dogi (sec. XVIII) ed un San Giorgio che uccide il drago, scultura lignea del sec. XVII. Per un angusto passaggio, dove si trovano una tela raffigurante il Doge Contarini ed una copia ottocentesca di armatura del XVI secolo, da usare nei caroselli e nelle rievocazioni storiche, si sale ai camminamenti coperti del secondo piano, in cui è collocata l’Armeria.